
L’11 giugno inizierà la Coppa del Mondo di calcio della FIFA (Federazione Internazionale Calcio) in Messico, Canada e Usa. Benché vi partecipino solo 48 Federazioni e Associazioni nazionali qualificate, la FIFA conta ben 211 membri di altrettanti paesi, più del COI (Comitato Olimpico Internazionale), con 206 membri, e dell’ONU, con 193.
In un anno così duramente segnato dalle guerre e da sovranismi, vale la pena riprendere le buone pratiche del passato. Infatti, nell’Antica Grecia, i Giochi Olimpici sono nati come proposta di pace in tempo di guerra tra Città Stato. Si racconta che il mitico re Ifito dell’Elide, per stabilire la pace, consultò l’oracolo di Delfo che gli suggerì di indire una competizione atletica amichevole tra le parti in conflitto, stabilendo una “tregua sacra” (ekecheiria). Così nacquero nel Monte Olimpo, sede degli dei, gli Olimpiakoi Agónes.
Tale prassi verrà riscattata nel 1894 in occasione del Congresso atletico internazionale dell’Università Sorbona di Parigi dal Barone de Coubertin che diede vita al COI con sede a Losanna (Svizzera). Successivamente, nel 1896, de Coubertin inaugurò proprio ad Atene i primi giochi olimpici moderni come “pedagogia della pace”, in modo che la competizione olimpica non fosse “contro” nessuno (le altre nazioni o gli altri concorrenti), ma per il superamento di sé stessi, attraverso l’abbattimento da parte degli atleti dei record precedenti.
Dal 1993 l’Assemblea generale dell’ONU approva ogni due anni, per unanimità, la Risoluzione di appoggio alla “tregua olimpica”, che non è un armistizio e nemmeno un accordo di pace, ma un processo culturale e politico che vede l’adesione volontaria degli Stati. Anche se, anticamente, dopo la “tregua olimpica”, diversi conflitti cessarono definitivamente.
Sarebbe auspicabile che oggi, oltre all’ONU e al COI, anche l’UE, l’UA, l’OSA (Organizzazione degli Stati Americani), la Lega dei Paesi Arabi, l’Associazione di Stati del Sud Est Asiatico, l’OCSE, il Vaticano e tutte le religioni e Università lanciassero un appello a tutti gli Stati e gruppi armati del mondo per una “tregua mondiale” durante i 39 giorni del Mondiale di calcio (11 giugno – 19 luglio 2026).
In Colombia, oltre al Mondiale di calcio, abbiamo un motivo in più per la tregua: mettere definitivamente fine al conflitto armato interno, proprio in occasione del ballottaggio (21 giugno 2026) per eleggere il presidente, dopo il pareggio tecnico del 31 maggio scorso. Ma penso anche a paesi in guerra come: USA e Iran, Israele e Palestina, Congo RD e Ruanda, Haiti ed altri paesi.
So che questo obiettivo è ritenuto come utopico, ma vale la pena ricordare ciò che Carlo Petrini, ideatore di Slowfood, recentemente scomparso, affermava: “Solo chi coltiva utopie raccoglie realtà”. Oppure il Preambolo della Carta dell’Unesco: “Poiché le guerre hanno origine nello spirito e nella mente degli uomini, è nello spirito e nella mente degli uomini che si debbono innalzare le difese della pace” (Parigi, 1945).
Jairo Agudelo Taborda, colombiano, ha conseguito il dottorato in Politica internazionale presso l’Università La Sapienza e di Filosofia presso la Pontificia Università Lateranense di Roma. È docente di Relazioni internazionali presso l’Università del Norte a Barranquilla, in Colombia e docente del Master in Cooperation and Development, Pavia.